Racconti di viaggio #Spagna

Attirato dai 10€ per un menu, scendo in una piazzetta di un paesino di montagna di al massimo 30 anime.

Era l’una e mezza ed ero appena sceso dai 2000m di un passo montano completamente sterrato e molto frequentato dalle 4×4 e dagli escursionisti, ma il locale con l’insegna dei 10€ sembrava buio e il paesino deserto se non fosse per le macchine di passaggio di chi, date le molte nuvole, temeva la pioggia e se ne stava tornando a casa.

Esce un signore anziano dalla porta, ormai ho capito che, escluso con i giovani, è inutile parlare inglese, abbozzo un “aperto?” in italiano, era più probabile capisse.

Fa cenno di si con la testa.

Mentre sistemo la moto lui esce di nuovo, cerca di dirmi di non preoccuparmi che va solo a buttare la spazzatura.

Quel signore che ho visto buttare la spazzatura all’una e mezza di un sabato di agosto in seguito:

-Mi ha accolto e fatto sedere

-Ha preso l’ordinazione, mezzo a gesti mezzo in castigliano (spagnolo)

-Ha cucinato

-Ha servito in tavola

-Ripreso ordinazione per il dessert (una mela)

-Spreparato

-Fatto il conto

-Servito esattamente come me altri 8 clienti

-Infine mentre guardavo fuori iniziare venir giù il diluvio universale mi ha detto…5 minuti e passa, fidati, ne so di tempo io!

Ha smesso 5 ore dopo.

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Il gommista di Usansolo, cittadina più simile a una zona industriale che ad altro, oggi mi ha montato le nuove gomme.

Ci ha messo un paio di orette, giusto il tempo di fare altri 3 clienti in contemporanea; a parte ciò mi ha preso molto in simpatia e si vedeva ci tenesse molto a farmi capire la qualità del suo lavoro descrivendomi cosa stava facendo ed elogiando la moto.

Davanti a me avevo “solo” 500km da fare per fermarmi a Santiago de Compostela prima di raggiungere la costa ovest e Stefano.

Montato le gomme, foto di rito, un saluto alla sua bellissima ragazza di Granada e infine qualche consiglio sulle strade…”no, non fare la strada dell’entroterra che costa molto ed è brutta, fai quella sulla costa che è bellissima” detto in un inglese spagnoleggiante.

Mi fido e son convinto di aver fatto bene, il problema è stato il maledettissimo vento che mi complicava la guida e soprattutto il freddo…bellissima strada sopra l’Oceano, ma col brutto tempo io credo che 13-15 gradi li abbiamo raggiunti, i quali a 130km/h con la tuta senza inserti invernali non sono cosi piacevoli.

Arrivo infreddolito a Santiago verso le 21, in seguito scoprirò che qui non piove da aprile, giusto me aspettava la pioggia, cerco gli ostelli, la guida diceva che qui i prezzi sono ottimi.

Imposto il navigatore sul primo risultato (si, questo viaggio forse ha segnato fine alle mappe cartacee anche all’estero) è un’ostello un po’ fuori dal centro.

Scendo da una stradina e parcheggio la moto.

Mi sembra di essere in una periferia Messicana, sarà banale lo so, ma quando qua in Spagna vedo qualche sobborgo non proprio elegante mi viene subito in mente il Messico. Una strada con lavori in corso, ma che in corso non sono, c’è solo una strada non pavimentata, chissà da quanto, e le transenne spostate probabilmente per far passare chi ci abita, silenzio assoluto perché non c’era una macchina che fosse una, in tutto 7-8 persone che in silenzio guardano me, l’attrazione della serata, chi seduto al bar, chi mentre cammina, chi ferma sul marcapiede. Butto un occhio e l’ostello era una porta di una normalissima casa su due piani con un murales disegnato sopra e il nome dell’ostello scritto su un foglio di carta appeso fuori, racchiuso in una di quelle buste di plastica.

Non ci siamo, ho attraversato qualche tunnel spazio-temporale? Se avessi saputo che sarei finito in una periferia messicana forse non sarei partito da solo.

Monto in moto e vado al secondo risultato.

Un seminario, si, il seminario minore di Santiago de Compostela, di cui una parte è stata convertita a ostello. Io però mica sono nella parte aperta a tutti, no, probabilmente non starei scrivendo questo che sto scrivendo; dato che solo chi si affida alla provvidenza arriva il 14 agosto alle 21.30 a chiedere una camera, queste erano già tutte occupate.

Sarà stata la mia faccia da cane bastonato postuma da 3 ore di freddo a 130km/h, fatto sta che arriva un signore, date le maniere molto probabilmente un prete, che mi accompagna attraverso chiostri e corridoi lunghi lunghi ad una stanzetta molto umile e senza chiavi per essere chiusa, molto probabilmente la stanza di un seminarista che ora si sta godendo le vacanze.
Il prezzo è stracciato quindi io rimango qua, ma dato il luogo sacro forse è meglio che non ripensi alla ragazza del gommista.

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