• Trivellerendum

    by  • aprile 15, 2016 • Etica, Me, Politica, Real • 0 Comments

    Pensieri sparsi:

    • L’istituto del Referendum è una cosa bellissima per una democrazia. Ovviamente permette a tutti di esprimersi, ma non solo, l’opinione pubblica è costretta a parlarne e obbliga tutti, in linea teorica, a partecipare attivamente alla politica del proprio Paese.
    • L’uso dell’istituto referendario è facilmente banalizzabile e stupido. Proprio perchè dovrebbe obbligare tutti a informarsi, cosa dificilissima, il risultato non potrà mai avere un valore strettamente tecnico (qualunque siano i tecnicismi), sarà sempre per lo più politico. Il quesito invece potrebbe avere solo uno dei due aspetti o entrambi.
    • Questo referendum “sulle trivelle“ è stupido; o meglio, il quesito referendario tocca un piccolo dettaglio all’interno della grande sfida legata all’energia, mentre la discussione allarga il discorso a concetti che poco hanno a che fare con la domanda scritta sulla scheda, toccando così il ridicolo. Nella fattispecie si sta radicalizzando il referendum, con la scusa di tecnicismi lo si idealizza. Ma il quesito è semplice ed è in primo luogo politico.

    Semplifichiamo il quesito: “Volete che, quando scadranno le concessioni, siano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane già in atto entro le 12 miglia dalla costa, anche se c’è ancora gas o petrolio?”

    Non chiede di bloccare niente nell’immediato, non distrugge niente, non toglie alcun diritto a nessuno, non straccia nessun accordo, non evita di trivellare ancora, non spinge nemmeno verso le rinnovabili. Non fa niente di tutto ciò. È la stessa legge di stabilità infatti, che vieta nuove concessioni all’interno delle 12 miglia e questo non è in discussione. Fra l’altro, già 5 quesiti referendari sono stati resi inutili dal governo stesso.

    Il quesito chiede semplicemente di evitare che l’attuale diritto delle compagnie di estrazione venga esteso senza motivo apparente oltre le concessioni. Cerca quindi di mettere una “pezza” ad un “errore” politico commesso da Renzi (il quale rivendica) che faceva un regalino alle corporation assolutamente non dovuto. Ma nemmeno a tutte le compagnie, solo a quelle che si erano già accaparrate una concessione per quelle specifiche piattaforme. L’articolo ha, per questo motivo, addirittura forti dubbi di costituzionalità.

    I 6 vecchi quesiti referendari chiedevano semplicemente un passo in più a Renzi, il quale ne ha fatti 5, manca l’ultimo.

    Questo chiaramente ha anche alcuni risvolti pratici, per esempio l’aspetto delle royalties (si obbligherebbe le compagnie a spingere sulla produzione obbligandole a superare il limite per cui non pagano royalties, cosa che al momento si guardano bene dal superare) o l’aspetto della fiducia negli investitori (bha). Ma sono aspetti che vengono immediatamente dopo rispetto allo sfruttamento sbagliato di un bene comune.

    La discussione invece spesso prende pieghe apocalittiche in confronto…strategia energetica, occupazione, ambiente è chiaro che sono argomenti in ballo, ma sono da inserire nel quadro complessivo, per cui ripeto, sono state già prese decisioni più pesanti.

    Il referendum riguarda un aspetto su centinaia, un articolo di legge su migliaia che governano la materia. Perchè si è radicalizzata la questione? A chi conviene questa radicalizzazione? Forse conviene a chi ha interesse ad avvolgere il referendum attorno un aurea di paura?

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